L'antonomasia

L'ultima volta il discorso ci ha portato a quel formidabile commediografo di Plauto e al suo utilizzo di "nomi parlanti". La sua unica commedia di argomento mitologico, l'Amphitruo, ci permette di riflettere sulla ben nota figura retorica dell'antonomasia, cioè, letteralmente , la sostituzione di una persona con un'altra, universalmente nota.

Il nome del protagonista, Anfitrione, infatti, è passato a significare chi si dimostra padrone di casa oltremodo ospitale e generoso; sempre nella stessa commedia, il servo si chiama Sosia: con esplicito riferimento alla vicenda trattata nella commedia, che non racconto per non privare chi ne avesse voglia di leggersela (o ri-leggersela!), a partire dal 1890, prima in Francia e poi altrove, con tale termine, come si sa, si intende una persona talmente somigliante ad un'altra da poter essere scambiata per questa (ad es. è il sosia di Richard Gere). Perché dal 1890 e perché in Francia? Perché la commedia plautina fu ripresa dal grande Molière, sempre pronto ad ispirarsi alla classicità, e dal 1668 in poi fu rappresentata sempre con successo. E' evidente che il ricorso all'antonomasia sottintende un'intenzione ironica, percepibile però solo da chi ha un po' di cultura, o, almeno, un po' di informazione per essere in grado di cogliere le allusioni.

Si può giocare a fabbricare alcune: è un Narciso (di persona oltremodo compiaciuta del proprio aspetto fisico, con riferimento al bellissimo mito narratoci da Ovidio nelle Metamorfosi); è un Mida (di persona che trasforma in oro tutto ciò che tocca), è un Carneade (di persona sconosciuta: e qui il riferimento non è tanto alla cultura classica, nell'ambito della quale Carneade occupa un posto di una qualche importanza, come sa chi si interessa di filosofia greca, ma al celebre incipit dell' VIII capitolo de I Promessi Sposi, quando Don Abbondio, figura di non eccelsa preparazione culturale, rimugina questo nome senza sapere più chi sia: "Carneade, chi era costui?": al romanzo manzoniano siamo, del resto, debitori di altre antonomasie: Azzeccagarbugli, Perpetua, ecc…); è un Paperon de' Paperoni oppure un Gastone oppure un Superman, ecc.

Come si vede, qualche antonomasia proviene anche dal mondo del fumetto (o dello spettacolo): e ciò permette due considerazioni:

1) antonomasie ed allusioni nascono e si sviluppano in un contesto di condivisione culturale di largo respiro;
2) "cultura" non è solo mito, libro, teatro, ecc…, ma riguarda tante manifestazioni dello spirito e della sensibilità umane, molte di queste centrate sul puro gioco e divertimento.

In tempi relativamente recenti, il saggio di Umberto Eco "Apocalittici ed integrati", richiamò gli intellettuali degli anni Sessanta del secolo scorso al dovere di interessarsi anche ai romanzi gialli, rosa, ai fumetti, ecc.. ed aprì le porte del paludato mondo dell'accademia a tutto ciò.
Da lì al DAMS il passo fu breve!

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