I nomi parlanti nelle opere letterarie

Dare il nome ad un'opera letteraria o ad un personaggio non è mai stato cosa da poco: la scelta non è quasi mai casuale o sbrigativa, ma richiede studio, veicola intenzioni che è possibile scoprire ragionandoci sopra.

Ecco alcuni esempi, un po' alla rinfusa e senza alcun pretesa di esaustività:

- il termine Bibbia, tutti lo sanno, deriva dal greco: tà biblia, cioè i libri, per antonomasia, quelli che non si possono non leggere e conoscere;

- per Iliade e Odissea la spiegazione è facile: "le vicende di Ilio", cioè Troia e "le vicende di Odisseo", cioè Ulisse; le cose sono un po' più complicate per il secondo autore, in ordine cronologico, della letteratura greca, Esiodo, che scrisse una "Teogonia" (cioè una "Storia della nascita degli dei") e "Le opere e i giorni": il titolo qui si giustifica in riferimento all'intenzione dell'opera, che è quella di segnalare quali "opere" (nel senso di lavori agricoli, quali aratura, semina, raccolto, ecc…) fare in quali particolari "giorni" dell'anno (tenendo conto delle stagioni, ma anche dei giorni propizi o nefasti secondo le credenze religiose); fin qui, come si vede, l'etimologia e lo studio aiutano a comprendere i titoli (titoli che sono stati attribuiti dalla tradizione, più che dallo stesso autore)

- il discorso un poco cambia se si pensa al teatro classico e alla pratica dei cosiddetti nomi parlanti: un maestro di ciò è Plauto e gli esempi chiariranno il senso del discorso. Il protagonista di una sua celeberrima commedia (Aulularia, cioè, "commedia della pentola", pentola che contiene un bel po' d'oro) si chiama Euclione (il nome è derivato da due termini greci, e vorrebbe significare: "colui che tien ben chiuso", con doppia allusione alla pentola, la cui esistenza quell'avaraccio vuol tenere nascosta a tutti, e alla figlia, che ricusa di dare in moglie dicendo di non aver la possibilità di dotarla: in realtà fallirà in entrambi i casi, perché la pentola gli sarà portata via e la figlia è stata violentata e messa incinta!).

Sempre nella stessa commedia il giovane scapestrato che ha violentato la fanciulla si chiama Liconide, cioè, letteralmente, "lupacchiotto": in italiano resta l'espressione "allupato" per designare chi si trova in uno stato di particolare eccitazione sessuale; in latino, "lupa" è sinonimo di "prostituta" (i quartieri in cui le signore in questione svolgevano la loro professione erano appunto i "lupanari": e questo termine getta una nuova luce persino sul mito di Romolo e Remo, allattati da una "lupa", cioè da un animale o non piuttosto, come ipotizza lo storico Tito Livio, da una "donna di facili costumi").

Il discorso a lungo potrebbe continuare: come si diceva una volta, il seguito alla prossima puntata.

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