I milanesi dicono addio ai nomi storici come Ambrogio o Carlo

Mediolanum: terra di mezzo, città aperta, ponte teso verso l'Europa, il mondo, eccetera eccetera. Le immagini del cosmopolitismo, storico e moderno, per Milano si sprecano. E contrastano con la chiusura identitaria di alcune odierne istanze oltranziste. Basti pensare alla nomea di «ambrosiani», che la religione cristiana ha per sempre legato ai milanesi. In realtà, Ambrogio era uno «straniero»: romano, nato e cresciuto in Renania (Gallia allora, Germania oggi), solo poi divenuto santo e patrono.

Così, tutto fa fuorché stupire che tra i nuovi nati del capoluogo lumbard, nel 2012, nessuno sia stato chiamato Ambrogio, o magari Agostino, troppo datati per una città in eterno divenire. Non resiste neppure il caro vecchio Carlo, anch'esso sprofondato nel pozzo dell'oblio, scelto per il proprio pargolo soltanto da un paio di coppie di milanesi. Stesso discorso per le Marie e le Luise, tipiche «sciure» di noialter, oggi scordate.

Tra nomi snobbati e abbandonati, a vincere non è comunque l'originalità: Giulia e Lorenzo i nomi più in voga, seguiti da Sofia, Matilde, Alessandro e Francesco. L'animo aperto della città va quindi cercato tra le righe. Spariscono Sharon, Patrick e Samantha, figli del cinema e della tv all'americana, spazio ai nuovi milanesi che crescono: Ahmed, Karim, Mohammed e pure Huixuan e Ishayattaha.
Articolo di Giacomo Valtolina
tratto da Corriere.it

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