Miti ed Eroi - Nomi degli eroi greci

Per quanto possa essere deplorevole qualsiasi guerra, bisogna ammettere che la Guerra di Troia, a ripensarci dopo così tanti secoli, non ci appare priva di fascino... e soprattutto sono ricchi di fascino gli eroi che vi hanno partecipato, narrati come pieni di valore e di virtù, coraggiosi e leali!

Vediamo innanzitutto come si schierano le due squadre in campo... Dalla parte dei Troiani troviamo Paride, che abbiamo già conosciuto e che è in sostanza la causa scatenante della guerra, e suo fratello Ettore, il vero eroe cittadino; dalla parte degli Achei (cioè dei Greci) gli eroi sono più numerosi: su tutti primeggia Achille, figlio di Peleo (e per questo chiamato anche il Pelide) e della ninfa Teti, che immerse il figlioletto appena nato nelle acque del fiume Stige con lo scopo di renderlo immortale (ma lo teneva per il tallone, che restò fuori dall'acqua e rimase l'unica parte vulnerabile del suo corpo); ma ci sono anche Patroclo, il miglior amico di Achille, Diomede, Aiace Telamonio, Agamennone, e poi due personaggi dei quali sentiremo parlare ancora a lungo, cioè Enea e Odisseo (anche detto Ulisse).

Le cose iniziano a mettersi maluccio per gli Achei a causa dell'ira di Achille: il Pelide si infuria con Agamennone perché quest'ultimo gli ha preso Briseide, una schiava a cui tiene molto, e rifiuta di combattere ancora al suo fianco. Achille è una gran perdita per gli Achei, e il gioco si fa duro: Paride sfida Menelao a duello, proponendosi di metter fine alla guerra, ma il combattimento volge al peggio, per il troiano, che sta per soccombere e viene salvato all'ultimo da Afrodite, che lo protegge e protegge il suo esercito. La tregua, tanto agognata dai due eserciti, non arriva, e continuano combattimenti accaniti, mentre dall'Olimpo Era, Zeus e Atena proteggono gli Achei, Ares e Afrodite proteggono i Troiani; le sorti si alternano, e i morti non si contano neanche più. Finché accade un episodio decisivo: Ettore, che non vuole dar retta alla moglie Andromaca che continua a chiedergli di abbandonare il campo di battaglia, uccide Patroclo; quando Achille viene a sapere della morte del suo miglior amico lancia un urlo così forte che lo sente persino la madre dalle profondità marine, e decide che vuole vendetta; torna a battersi e subito semina strage: va immediatamente in cerca di Ettore, lo trafigge e lo uccide, e si rifiuta persino di restituire il cadavere dell'eroe ai suoi concittadini; soltanto il vecchio re Priamo, con il suo immenso dolore, riesce a commuovere Achille e a convincerlo a restituire il corpo, affinché Troia possa tributare i dovuti onori alla memoria del suo eroe.

Ma molti altri eroi fanno una fine infelice, e anche meno eroica di Ettore... lo stesso Achille perde la vita, ucciso nientemeno che da una freccia del dio Apollo, al quale ha dato una risposta troppo arrogante: la freccia lo colpisce al tallone, proprio il suo punto debole, e per lui non c'è più scampo. Aiace Telamonio si suicida perché non è riuscito a vincere le armi di Achille, contese tra lui e Odisseo; anche Paride perde la vita, ucciso da Filottete che indossa l'armatura di Eracle.

I Greci continuano il faticoso assedio alle mura della città di Troia, ma non sembra ci sia verso di far cadere la città; finché a Odisseo viene un'idea: quella di costruire un enorme cavallo di legno, rinchiudendo al suo interno i più valorosi soldati; nel frattempo il resto dell'esercito abbandonerà il campo e batterà in ritirata, facendo credere ai Troiani di essersi liberati del nemico, e a quel punto il cavallo verrà introdotto nella città, così che il suo contenuto possa uscire allo scoperto e seminare distruzione. La proposta viene accolta con grande favore: soltanto Neottolemo, il figlio di Achille, fa timidamente notare che non gli pare valoroso ricorrere all'inganno... ma viene immediatamente zittito da una serie di fulmini scagliati da Zeus, che dirimono in quattro e quattr'otto la questione. Grazie all'ispirazione di Atena, l'abile costruttore Epeo in tre soli giorni riesce a costruire il cavallo di Troia, e inizia l'attuazione del piano.

Quando i Troiani si rendono conto che i Greci hanno smantellato gli accampamenti, escono a festeggiare e vedono l'immensa struttura di legno che li attende appena fuori dalle mura: sotto di essa trovano il giovane Sinone, che ovviamente fa parte dell'inganno e racconta ai Troiani di essere stato designato come vittima sacrificale dai Greci e di essere riuscito a fuggire nella macchia, uscendo allo scoperto solo quando ha visto l'esercito andarsene. Sinone racconta anche che il cavallo è stato costruito come tributo ad Atena, per invocarne la grazia e ottenere un ritorno in patria senza incidenti. Naturalmente anche a Troia c'è quello scettico, che si dimostra dubbioso di fronte alla bella messa in scena: è Laocoonte, sacerdote di Apollo; ma il poveretto viene messo a tacere da un prodigio divino: due orrendi serpenti si ergono dalle acque e attaccano lui e i suoi due figli, uccidendoli con le loro spire e il loro veleno.

Per il cavallo, a questo punto, l'entrata in città è trionfale: soltanto una persona vede con i suoi occhi lungimiranti tutta la distruzione e la morte che attende Troia; è Cassandra, la veggente destinata a non essere mai creduta: e anche in questo caso le sue funeste parole si perdono nel vento. I Troiani banchettano fino a tarda notte, ed è l'ultima notte che la città conosce: non appena cala il sonno, infatti, gli eroi greci escono dal cavallo, con i segnali convenuti richiamano l'esercito allontanatosi, e Troia vede la sua fine, in un inferno di fuoco.

Tra i sopravvissuti alla devastazione c'è Enea, che si mette sulle spalle il vecchio padre Anchise, prende per mano il figlioletto Ascanio e riesce a fuggire dalla città; ci sono Agamennone e Cassandra, che riescono a tornare a Micene dove però li attende un infelice destino impersonato da Clitemnestra; c'è Andromaca, la moglie di Ettore, che viene trascinata via da Neottolemo; c'è Ecuba, la regina, catturata da Odisseo. E se poi siete curiosi di sapere che fine ha fatto la bella Elena, proprio colei che dato il via a tutto il pandemonio... beh, quando Menelao la incontra ha l'istinto di ucciderla, ma Afrodite ci mette lo zampino, e riempie la donna di tali grazie e di tali incanti che il marito quando la vede non può che innamorarsi di nuovo di lei, e dimenticare il tradimento... insomma, alla fin fine... tanto rumore per nulla!!!

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