I Nomi della Mitologia Greca e Romana

2º puntata: I NOMI DEGLI ANTICHI DEI - LA MITOLOGIA GRECA (2)

Alcuni nomi che sono arrivati fino a noi dall'antica Grecia, e che portano con sé storie piene di fascino, sono nomi di fiori.
Narciso, per esempio, era un giovane bellissimo, che fece innamorare molte fanciulle: la più famosa era la ninfa Eco, che era stata punita da Era perché parlava troppo e a sproposito, e condannata a non poter dire niente se non ripetere le ultime lettere di parole pronunciate da altri; Eco fu respinta così brutalmente da Narciso che per il dolore si inaridì fino a trasformarsi in pietra, e di lei ci resta solo la voce, l'eco. Ma la storia della povera Eco fece infuriare anche tutte le altre ragazze che Narciso aveva snobbato: queste si rivolsero alla dea della giustizia riparatrice, Nemesi, che Fece in modo che Narciso si fermasse a rinfrescarsi in una fonte limpida. Il giovane, per volere divino, non aveva mai visto il proprio volto: specchiandosi nella fonte, si innamorò della propria immagine e, quando capì che non avrebbe mai potuto raggiungere l'oggetto del proprio amore, ne morì; nel luogo della sua morte nacque un fiore, un narciso, che da sempre e per sempre ci ricorda i pericoli dell’eccessiva vanità.

Un altro fiore delicato che testimonia una storia triste è il giacinto: Giacinto era un giovinetto molto amato da Apollo; un giorno, mentre i due stavano giocando con un disco, accadde una tragedia: Zefiro, il dio del vento di ponente, roso dalla gelosia nei confronti della bella coppia che si stava divertendo, fece deviare la traiettoria del disco, che colpì Giacinto, uccidendolo; Apollo, disperato, trasformò Giacinto nell’omonimo fiore per renderlo immortale.

Apollo del resto sembrava avere un talento particolare per questo genere di trasformazioni: non mancò di rendere questo omaggio anche a Clizia, una fanciulla che lo amava così tanto che, accortasi che il dio non la contraccambiava, si lasciò morire di fame. Apollo commosso la trasformò in girasole… un fiore che, guarda caso, guarda sempre dalla parte del sole, così Clizia non smise mai di cercare il suo amato (dio del sole) con lo sguardo.

A ben vedere poi non era solo Apollo a dilettarsi in trasformazioni: Zeus per esempio pensò bene di tramutarsi in un cigno per conquistare Leda, e dalla loro unione scaturì un uovo che schiudendosi generò due o tre figli (la storia non è molto chiara, a questo proposito; secondo un'altra versione Leda non concepì l'uovo, ma lo adottò soltanto dopo che era stato ritrovato per caso da un pastore).

E un altro bel pasticcio Artemide e Zeus lo combinarono ai danni della ninfa Callisto; la fanciulla aveva giurato castità in onore di Artemide, dea della caccia, ma a Zeus questo non piacque proprio (il nome Callisto viene dall'aggettivo greco kállistos che vuol dire “bellissimo”… forse per questo il dio non si rassegnava a non conquistare la ragazza?); Zeus assunse le sembianze di Artemide e con l'inganno riuscì a unirsi alla ragazza mettendola incinta. Quando Artemide se ne accorse, si infuriò e la trasformò in un'orsa; a quel punto Zeus, preso dal senso di colpa, la accolse in cielo sotto forma della costellazione dell'Orsa Maggiore.

Ma questa non è l'unica storia che vede la nascita di una costellazione: c'è anche quella di Berenice, moglie di Tolomeo re d'Egitto; mentre questo era in guerra, Berenice offrì in dono ad Afrodite la sua bellissima e lunghissima chioma in cambio del ritorno del marito; Tolomeo tornò sano e salvo e Berenice sacrificò volentieri i suoi capelli, che però il giorno dopo sparirono dal tempio dove erano stati offerti. L'astronomo di corte spiegò che Afrodite aveva deciso di accogliere in cielo questo omaggio pieno d'amore, sotto forma di una costellazione che fu chiamata la Chioma di Berenice.

Un'altra trasformazione, ma questa volta in ambiente acquatico, fu quella a opera di Galatea, una ninfa del mare, che era oggetto dell'amore del ciclope Polifemo, puntualmente respinto dalla fanciulla che era invece innamorata di Aci, un giovane pastore. Ma Polifemo non era certo disposto a stare a guardare, e un giorno, sorpresi i due ragazzi sulla spiaggia, uccise Aci con un grande macigno. Galatea, disperata, da quella roccia fece sgorgare una sorgente, e Aci fu immortalato nel fiume che ne nacque e che si perdeva nel mare, dove poteva ricongiungersi con l'amata ninfa.

Un'altra storia che profuma di mare è quella di Glauco, un pescatore: un giorno osservò che i pesci che prendeva, appoggiati su un particolare tipo di erba, riprendevano vigore e vita; incuriosito, provò a mangiare quell'erba e improvvisamente divenne un dio del mare; e ben si addice a una creatura degli oceani il nome Glauco, che deriva dall'aggettivo greco glaukós che vuol dire "di colore verde-azzurro scintillante"!

Un nome colorato è anche quello di Iride, la messaggera degli dei e la personificazione dell'arcobaleno: era una saggia consigliera e una fedele ancella, e doveva essere bellissima, con grandi ali e un manto multicolore scintillante; e altrettanto bella, anche se non abbiamo molte notizie sulla sua storia, doveva essere Irene, la divinità della pace, che veniva rappresentata in mezzo alla natura, ornata con ghirlande di fiori e danzante: un altro bel nome che è arrivato fino a noi per portarci non una storia ma un augurio che vale in ogni tempo.

(Continua)



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