Nomi strani ai figli, un genitore su dieci si pente della scelta

Diamoglielo strano, il nome al pargoletto. In fondo, anche Gwyneth Paltrow ha chiamato sua figlia come un frutto, Apple, e Nicole Ritchie ha scelto il nome di un uccello, che è anche il cognome di un celebre pirata cinematografico, per il figlio Sparrow. Ma se per la prole hollywoodiana crescere con tale originalità stampata sul passaporto va di pari passo con lo status di celebrità, ecco che quando certi nomi improbabili vengono adottati dai meno ricchi e famosi, il discorso cambia, perché passata la sbornia trendy, un genitore su dieci si pente della scelta modaiola e nei casi estremi arriva persino ad avviare le pratiche per il cambio di nome al figlio o alla figlia.

A rivelare la crescente tendenza è uno studio, condotto dal sito yourbabydomainname.com, che ha riscontrato un rimorso genitoriale dell’8% (in aumento del 3% rispetto ad analoghe ricerche precedenti) per come è stata chiamata la prole, con oltre la metà degli intervistati che ha ammesso di essersi lasciata influenzare dalla moda al momento della decisione e un terzo che ha motivato l’infausta scelta con il fatto che quando è nato del figlio il nome era originale, ma poi si è diffuso troppo fra i comuni mortali.

Da qui la decisione di voler tornare sui propri passi anagrafici, manco il nome fosse un abito ormai demodé e, quindi, da chiudere nell’armadio. «I genitori non si rendono conto di quando rapidamente cambino le tendenze relative ai nomi dei bambini – ha spiegato al «Daily Mail» Pamela Redmond Satran che gestisce il sito nameberry.com – e quindi un nome che inizialmente poteva essere davvero originale, può poi diventare comunissimo e così, quando le mamme arrivano dal pediatra o vanno al parco giochi e si rendono conto di quanti bambini ci siano con lo stesso nome del loro figlio, si fanno prendere dal rimorso». C’è poi chi si pente perché magari ha dato retta ai consigli di altri o ha ceduto alle pressioni della famiglia o dei suoceri e non ha avuto il coraggio di fare di testa e ascoltare il proprio cuore».

Cosa che invece ha fatto la giornalista del tabloid, Lucy Cavendish, anche se in questo caso l’originalità a tutti i costi è andata forse un tantino oltre, visto che la donna ha chiamato Ottoline la prima e unica figlia, salvo pentirsene quando il figlio maggiore le ha fatto notare che si trattava «di un nome davvero stupido». Risultato: ora la piccola è soprannominata «Sparkle» (ovvero, «splendore») anche se la Cavendish sta seriamente pensando di cambiarle legalmente nome.

E in Italia? Sebbene la stragrande maggioranza delle mamme non ammetterebbe mai pubblicamente di aver sbagliato il nome del figlio (e la conferma arriva dal mini-sondaggio condotto dal sito bebeblog.it dove su 36 partecipanti, solo 3 hanno confessato di aver fatto un errore), anche da noi qualche esempio fin troppo stravagante esiste: da Chanel (nome scelto da Ilary Blasi e Francesco Totti per la loro bambina) a Swami (figlia di Elenoire Casalegno e del dj Ringo), da Nathan Falco (il piccolo Briatore) a Maelle (figlia di Antonella Clerici), passando per Oceano e Leone (figli di John Elkan e Lavinia Borromeo). Tutti nomi a dir poco originali: ma la penseranno allo stesso modo anche i diretti interessati?
15 ottobre 2011 - Articolo di Simona Marchetti
tratto da Corriere.it

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