Cassazione: anche in Italia il nome Andrea diventa unisex

Basta con il "nazionalismo" all'anagrafe e i divieti per i nomi che provengono da culture e Paesi stranieri: ormai il "melting pot" è una realtà anche in Italia e sono antistorici i giudici che impongono ai neonati un nome diverso da quello scelto dai genitori solo perché è estraneo alla nostra cultura.

Lo dice la Cassazione restituendo a padri e madri la libertà di chiamare i figli con il nome che preferiscono.
Il primo nome "sdoganato" dal recinto che lo voleva destinato solo ai maschietti, è "Andrea": i supremi giudici, con la sentenza 20385, hanno stabilito, infatti, che è ora di considerarlo un nome "neutro", come avviene in tanti paesi europei, ed extraeuropei, Stati Uniti in testa.

Con questa decisione, la Suprema Corte ha accolto la protesta di una coppia di genitori di Pistoia, Paolo Z. e Giuseppina M., contro la Corte di Appello di Firenze che il 3 agosto 2010, aveva disposto la rettifica del nome "Andrea" che avevano dato alla loro bimba sostituendolo con quello di "Giulia Andrea", in linea con quanto già stabilito dal Tribunale di Pistoia. Secondo i magistrati Andrea ha «nella tradizione culturale italiana, una valenza esclusivamente maschile, con la conseguenza che, nella situazione attuale e salvo modifiche future, l'imposizione di questo nome in via esclusiva viola la legge, dal momento che il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso».
Gli "ermellini", però, hanno stracciato questa tesi rilevando che «il nome Andrea, anche per la sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo, né vergognoso, se attribuito ad una persona di sesso femminile, né potenzialmente produttivo di una ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile».

In proposito, la Cassazione ricorda che il nome "Andrea" ha «natura sessualmente neutra nella maggior parte dei paesi europei, nonché in molti paesi extraeuropei, tra i quali gli Stati Uniti, per limitarsi ad un ambiente culturale non privo di influenze nel nostro paese, unita al riconoscimento del diritto di imporre un nome di provenienza straniera al proprio figlio minore nei limiti del rispetto della dignità personale». Apertamente, inoltre, i supremi giudici "sconfessano" una circolare del Viminale, del giugno 2007, che escludeva che Andrea fosse un nome adatto anche per le bambine. Decidendo nel merito, con una sorta di "battesimo" bis, la Cassazione ha disposto «la cancellazione della rettifica dell'atto dello Stato civile con la quale il prenome "Andrea" era stato sostituito con "Giulia Andrea"».
13 dicembre 2012 - Tratto da LaStampa.it

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