"La chiameremo Andrea". Ma i giudici dicono no

TORINO - Andrea o Andreina? Saranno i giudici della Corte d'appello di Torino a decidere come si chiamerà la bimba nata il 23 novembre del 2007 a Rivalta, popoloso centro dell'hinterland torinese, mettendo così fine alla querelle giudirico-burocratica scatenatasi al momento dell'iscrizione della neonata all'anagrafe comunale. Sul nome della figlia, i genitori (Paolo C. e Alessandra D.) avevano un'idea ben precisa. Volevano infatti chiamarla Andrea. Il loro entusiasmo però era stato spento dall'ufficiale di stato civile che, pur registrando la piccola come Andrea, aveva spiegato loro che la legge italiana proibisce di dare ad una bimba un nome maschile e che avrebbe dovuto segnalare la loro decisione alla Procura della Repubblica di Torino.

Il caso era quindi finito nella mani del sostituto procuratore Valerio Longi che dopo essersi accuratamente documentato sulle normi vigenti in materia, il 10 gennaio scorso aveva inoltrato un ricorso per la "rettificazione" dell'atto di nascita della bambina al Tribunale. Il pm aveva motivato la sua decisione spiegando: "Il prenome Andrea è utilizzato nello stato italiano per indicare persone di sesso maschile e a nulla rileva il fatto che in altri paesi lo stesso nome valga ad appellare persone di sesso femminile".

In più il magistrato aveva citato la circolare numero 27 del 1 giugno 2007 del ministero dell'Interno, Divisione Centrale per i servizi demografici, che recita testualmente: "Circa la tematica dell'attribuzione del nome in maniera corrispondente al sesso, si evidenzia che a fronte dell'esercizio dei genitori di scegliere liberamente il nome del figlio anche recependo un nome di origine straniera, il legislatore ha inteso disporre un principio generale secondo cui non possono essere imposti prenomi che possono trarre in equivoco sulla loro corrispondenza al sesso del neonato... Tale norma non può essere aggirata facendo affidamento sulla diversa valenza, maschile o femminile, che un determinato nome ha in alcuni paesi stranieri, quando lo stesso nome in Italia ha una chiara connotazione maschile o femminile".

Il 9 aprile scorso però i giudici del Tribunale di Torino aveva respinto il ricorso del pm Longi e avallato la decisione dei genitori di Rivalta spiegando: "Nella lingua italiana il nome Andrea viene attribuito prevalentemente a persone di sesso maschile ma ciò non in via esclusiva, essendo circostanza notoria che tale nome viene ormai da tempo attribuito anche a persone di sesso femminile sicché la non univocità di corrispondenza di tale nome a persone di sesso maschile non consente di ritenere che si sia in presenza di una violazione... ".

Il pm Valerio però non si è dato per vinto e pochi giorni fa ha inoltrato un reclamo alla Corte d'Appello sottolineando: "L'esigenza di garantire una stretta corrispondenza tra il prenome e il sesso di appartenenza del soggetto che lo porta risiede nel fatto che è "interesse pubblico" che il prenome, unitamente al cognome, costituiscano mezzo di identificazione dell'individuo nei rapporti sociali, si da non creare equivoci e confusioni di sorta sull'identità personale anche sotto il profilo del sesso, maschile o femminile". Per il pm quindi occorre procedere alla "rettificazione" dell'atto di nascita ordinando all'ufficiale di stato civile "di imporre alla minore un nome, anche con la sola aggiunta di altri elementi onomastici che valgano ad individuare con cortezza nella persona cui è attribuito il sesso femminile, diverso da quello recato dall'atto di nascita... ".

In parole povere se i genitori decideranno di chiamare la figlia Andreina tutto sarà risolto. I giudici della Corte d'appello decideranno il 26 giugno. Nel frattempo i genitori di Rivalta, aspettando il responso, la figlia la chiamano affettuosamente "Piccina".

16 giugno 2008 - Articolo tratto da LaStampa.it
16 giugno 2008

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