Guida alla scelta del nome

Una serie di domande che devi farti se stai cercando il nome di tuo figlio.

La guida alla scelta del nome per un bambino
La guida da seguire per non commettere errori nella scelta del nome
  • Innanzitutto, da dove parto? Da un suono o da un significato? Dal fascino che un nome può avere "a pelle" o dalla scelta di un augurio, di un contenuto?
  • Se decido di partire dal suono, mi interessa sapere qual è l'etimologia e da dove viene? E se non trovo un'etimologia sicura e convincente, scelgo lo stesso il nome? E se poi scopro che il significato etimologico non mi piace, scarto il nome o non me ne faccio un problema e lo scelgo lo stesso? Oppure cerco di reinterpretarlo, dandogli un significato "personale", diverso da quello etimologico?
  • Se invece decido di partire da un significato, che domande mi devo fare per capire quale significato mi sembra più giusto per un bambino in arrivo? Devo pensare a una sua caratteristica probabile? A un'evocazione di un ambiente o di un'atmosfera che mi comunica sensazioni positive? A un augurio? E se decido che gli voglio augurare qualcosa, cosa penso sia più importante per me, o per lui? Quali sono i valori profondi che vorrei augurargli di possedere, quali sentimenti vorrei che provasse, quali situazioni vorrei che vivesse?
  • In quale area linguistica mi voglio muovere? Preferisco un nome radicato a fondo nella mia cultura, che abbia le sue origini in comune con le mie, oppure preferisco un nome che venga da lontano, che mi porti un riflesso di un mondo che non conosco ma che magari mi affascina? Questo nome deve essere entrato nel patrimonio dei nomi italiani, oppure preferisco un nome straniero, magari esotico, che abbia una grafia e una pronuncia diverse da quelle della mia lingua? E se sì, perché?
  • Posso pensare di creare un nome nuovo, unico, se non ne trovo uno che mi soddisfi tra quelli esistenti? Posso permettermi di scrivere nella mia lingua una pronuncia straniera, modificando la grafia originale? Posso permettermi di usare un suono che non significa niente perché a me invece comunica molto?
  • Mi devo preoccupare della forma originale del nome? Devo escludere una variante che preferisco come suono solo perché si allontana troppo dalla forma originale e in qualche modo la snatura?
  • Quanto è importante la frequenza o, al contrario, l'originalità di un nome?
  • Scarto in partenza una serie di nomi solo perché sono troppo usati? E se sì, qual è il limite del "troppo usato"? Scarto il nome di moda (per esempio Martina) o anche il nome superclassico che è usato costantemente senza cali e senza picchi (per esempio Marta)?
  • Se decido a priori per l'originalità, fino a che punto posso spingermi, qual è il confine tra l'originale e il bizzarro, l'esagerato?
  • Quanto è importante l'opinione altrui? Se sono convintissimo della mia scelta, quanto mi devo preoccupare che questa scelta sia condivisa e capita da chi mi sta vicino (nonni e parenti vari)? Se ignoro l'opinione di chi mi sta vicino, mi devo però preoccupare che mio figlio ne paghi poi le conseguenze, portando per tutta la vita un nome che potrà sentire "difficile"? Oppure devo pensare che sarà in grado di capire e apprezzare nonostante i commenti che potrà sentire? E al contrario: se scelgo un nome molto usato, sicuramente facile da portare, quanto mi importa che mio figlio viva in mezzo ad omonimi? O che il nome lo possa caratterizzare troppo poco costringendolo in alcune situazioni a usare il cognome per farsi riconoscere?
  • Quanto è importante l'abbinamento eufonico con il cognome e con i nomi degli altri familiari, specialmente fratelli? E se cerco un buon abbinamento tra nomi, abbino a seconda del suono o mi importa di più trovare un legame di contenuto, o un percorso diverso e più personale?
  • Quanto sono importanti gli aspetti pratici? Per esempio, evito i doppi nomi perché creano pasticci con i documenti e il codice fiscale? Evito di usare un nome che contenga h, y, j o che si pronunci diversamente da come si scrive per evitare incomprensioni, errori vari o semplicemente la fatica di dover specificare ogni volta grafia e pronuncia? Sto attento a eventuali difetti di pronuncia familiari per evitare che mi nasca un bimbo con la R moscia che si chiama Ruggero?
  • Quanto è importante la storia culturale del nome (come e quando si è affermato, che tipo di significati sociali/politici/artistici/letterari ha avuto in passato o ha nel presente, chi eventualmente l'ha portato caratterizzandolo, insomma tutti i fattori che portano a collegare il nome con qualcosa o qualcuno che gli dà un significato in più)? Se scelgo un nome straniero, non mi fa paura l'idea di non conoscerne la storia culturale del paese d'origine?
  • Che significato può avere dare un nome che è stato di qualcun altro? è solo un omaggio a chi l'ha portato prima, oppure può essere una forma di augurio? E se si sceglie di ricordare qualcuno, può aver senso che non sia una persona cara ma un personaggio (reale o immaginario) in qualche modo noto?
  • Quanto è importante, invece, imparare a dissociare il nome da qualsiasi persona che lo porta e valutarlo oggettivamente come possibile nome per una persona nuova e unica, che gli darà un significato del tutto esclusivo?
  • Quanto è importante, per un genitore, dissociarsi psicologicamente dal figlio e pensare di dargli un nome SUO, che sia del figlio e non del genitore? In altre parole, quanto possiamo mettere di noi in nostro figlio? è accettabile (o forse augurabile) "segnarlo" con una parte di noi? Non si parla del proprio gusto, che è inevitabile assecondare, ma di alcune idee o alcuni valori in cui crediamo (per esempio scegliendo un nome ideologico, o dedicato a qualcosa in particolare come un luogo, un fatto o una persona).
  • Esistono nomi "da vecchi"? O nomi vecchi? E nomi "da bambini"? Oppure è solo che siamo abituati a sentirli tali? In altre parole, il gusto si educa? Un nome può suonare diversamente se sentito in contesti diversi o se capito meglio?
  • Infine, ma forse doveva essere all'inizio, quanto è importante il colpo di fulmine e quanto, per contro, è importante una riflessione ponderata, attenta e il più possibile "informata"?
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