SAN SIRO

In un primo momento, cercando di decidere l’argomento da trattare in questo articolo, avevo pensato di scrivere qualcosa di inerente al mese di maggio. Sulla Madonna, per esempio, o sulla mamma ( che, molto probabilmente, avrebbero trovato una sintesi).

Poi, però, è arrivato lo scudetto del Milan, e siccome sono milanista e la rubrica è mia, ho deciso di deviare l’argomento e di  fare omaggio alla mia squadra. O, meglio, al suo stadio, San Siro.

Lo Stadio è ufficialmente dedicato a Giuseppe Peppino Meazza, che giocò in entrambe le squadre in tempi ormai lontanissimi, (ma la sua storia calcistica è legata assai di più all’Inter che al Milan, dove fece poco più che una comparsata), ma, a parte qualche telecronista un po’ purista e dallo stile classico, non troverete nessuno che vi dirà :”lo Stadio Giuseppe Meazza”: quello stadio maestoso   con le torri a vite continua, la Scala del Calcio, è per tutti San Siro. Sì, ma perché? Lo Stadio prende la propria denominazione dal quartiere in cui sorge, che a sua volta la trae da una piccola chiesetta quattrocentesca, che oggi non c’è più, dedicata a  San Siro: aveva tre piccole absidi ed affreschi di epoca sforzesca. Secoli prima, lì c’era una piccola cappelletta, dedicata sempre al santo, insieme ad un piccolo villaggio rurale di gente proveniente da Porta Vercellina  scappata dal Barbarossa nel 1162.

Nel 1926, la chiesetta, quella quattrocentesca, venne inglobata in una villa in stile lombardo, appartenente alla famiglia Fossati. Fu ribattezzata Villa Triste durante la Guerra Mondiale, in quanto Quartier Generale di una banda di feroci nazisti.

In seguito, lì sorse il Convento delle Suore Missionarie dell'Immacolata, ovvero la  Madonna, adorata nella sua figura di Madre Vergine: e il cerchio si chiude.

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