60º puntata: IL LUSTRO
Ma il ‘lustro’, dirà qualcuno, non sono i cinque anni?
Esatto! Ovvero: 60 mesi.
Questo clic, questa identità numerica, mi è scattata all’ascolto dell’intervento di Adriano GASPANI (Osservatorio di Brera, Milano)
La misurazione del tempo nel mondo antico fino ai Celti.
al convegno Antares, alle origini perdute della cultura occidentale.
Con un’audace provocazione, questo archeoastronomo ha sostenuto che le origini perdute della cultura occidentale si potranno chiamare così, come sostenevano i presenti che confermavano l’orientamento del linguista storico Giovanni Semerano (autore de Le origini della cultura europea),
a patto di trovare una misurazione del tempo anche in Mesopotamia come quella latina del lustro –che è stata rinvenuta tra i Celti nelle lastre di Coligny-.
L’ordine del cielo è molto preciso e gli astronomi lo leggevano e lo leggono matematicamente.
In sostanza, ha detto:
-In Europa si è misurato il cielo con 60, ed in Oriente?-.
Il Cielo aveva nome AN tra Sumeri ed Accadi (in accado Anu, in hurrita Ani): corrispondeva proprio al numero 60!
I Sumeri avevano la Luna come massima divinità mentre gli Accadi avevano il Sole.
In 60 mesi il ciclo annuale della luna (nell’anno solare di 11 giorni più corto) collima con quello del sole.
Le lustrationes latine, il rito celebrato dal popolo in Campo Martio, conservavano un usum tradotto dal Medio Oriente dagli Etruschi, i RA SH NA, ‘Sole Luna Cieno’ = AN SH AR, che da lì venivano.
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