Il cammino della vita

Una delle metafore più frequenti in culture diverse è quella della vita come viaggio: è così che si apre, come credo proprio tutti sappiano, il grande poema dantesco: Nel mezzo del cammin di nostra vita, cioè, come si spiega, a 35 anni, considerata nel Medioevo la metà esatta della durata media della vita dell'uomo, valutata in 70 anni: oggi "la speranza di vita" è più alta.

Non tutti invece sanno che la metafora della vita come viaggio è linguisticamente sottesa a due termini che apparentemente sembrano non aver nulla a che fare con ciò: errore e peccato.

Errore, dal lat."error", rimanda al verbo"errare", cioè "abbandonare la strada giusta, smarrirsi": è evidente il processo di astrazione intervenuto, che trasforma il termine da un problema di orientamento spaziale-direzionale alla sbagliata valutazione razionale e/o morale, come ci segnala perfettamente Dante, il cui smarrirsi nella selva (allegoricamente, la condizione del peccato) è conseguenza del suo traviamento intellettuale determinato dalla morte di Beatrice.

E veniamo proprio a peccato , termine del linguaggio etico e religioso (ma anche banalizzato nell'uso in espressioni come "è un peccato", "che peccato!"), dal latino "peccatum" , che rimanda a "pes, pedis", "piede" ed inizialmente significa "inciampo", "impedimento" (si noti la corrispondenza con questa traduzione): anche qui scatta il passaggio dal concreto (impedimento materiale, fisico) all'astratto (colpa commessa). Divagando, un bel racconto di Nathaniel Hawthorne è dedicato al problema di quale sarà mai il peccato imperdonabile!

E' curioso notare, poi, come in italiano restino nel linguaggio burocratico espressioni latine che rimandano sempre alla metafora del viaggio, come iter (della pratica, ad es.) o curriculum (da "currere", corsa e corso della vita). Tornando al I canto dell'Inferno dantesco, il viaggio di Dante è impedito da tre "ostacoli" che gli vietano il cammino: come si ricorda, sono le tre fiere (lonza, lupa e leone) che allegoricamente rappresentano i tre peccati più gravi, lussuria, superbia ed avarizia.
Il termine "ostacolo" è attestato nella lingua italiana solo a partire dal 1300 e rimanda anch'esso al latino, al verbo "obstare", cioè "frapporsi,impedire il procedere", detto di qualcosa che materialmente si erge davanti a chi sta avanzando: un motto di un incrociatore della nostra Marina Militare è "nihil obstat", cioè "niente può esserci d'ostacolo, niente può fermarci"; si può ricordare ancora l'espressione: "nihil obstat quominus imprimatur", cioè la formula ecclesiastica della censura, tramite la quale si autorizzava la pubblicazione dei testi (traducendo: "nulla vieta che si stampi").

Quanti testi ha ispirato il tema della vita come viaggio? Impossibile darne anche solo un veloce resoconto: vengono subito alla mente, oltre a Dante, il Canto notturno di un pastore errante (si noti!) dell'Asia del sommo Leopardi, gli stupendi versi di Baudelaire della lunga lirica Il viaggio ne I fiori del male ("Notre âme est un trois-mâts chercant son Icarie,ecc…": "la nostra anima è un tre alberi che cerca la sua Icaria/ una voce echeggia sul ponte: "Occhi aperti"/ dalla coffa una voce, ardente e folle, grida:/ "Amore…gloria…felicità!". All'inferno! c'è uno scoglio"), il Kerouac di On the road.

E poi c'è Almustafa, che sul punto di partire si congeda dai suoi amici con parole di straordinaria bellezza ed intensità: K.Gibran, Il Profeta.

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